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E se fosse un blog?
Web Design - Blog & Blog-sites
Scritto da Salvatore Mulliri   
Giovedì 01 Ottobre 2009 12:00
E se il vostro prossimo sito web, istituzionale-aziendale-professionale-personale, fosse un blog?

Ogni volta che faccio un'affermazione del genere il committente mi guarda con un sorrisino di sufficienza come per dire: “Noi vogliamo un VERO sito, non il posticino per cincischiare con le nostre elucubrazioni ombelicali.”

Un VERO sito

Probabilmente i blog in Italia hanno questa fama di scarsa serietà soprattutto per questo nome così onomatopeico-fumettistico e poco istituzional-professionale. Se si fossero chiamati “Personal Web Editing System” (Perwebedsys!) gli enti-società-professionisti l'avrebbero preso sicuramente più sul serio. Non ha contribuito a migliorare la nomea del blog quel modo tamarro di trattarne l'impaginazione anche da persone serissime e al di sopra di ogni sospetto. Ci sono signore dai gusti raffinati che non esitano un istante a farcire il proprio blog di banner glitterati e di foto di gattini tanto da far stramazzare qualunque browser all'apertura della pagina.
Certe volte mi sarebbe da domandare: "Ma voi nel vostro elegantissimo salotto ce lo mettereste un'insegna a neon lampeggiante con su scritto: Salotto premiato da Simpatia Web!".

Faciloneria, dilettantismo e morbosa autoreferenzialità.

Facendo leva su queste caratteristiche negative, ma senza mai citare esempi positivi, i media tradizionali hanno creato questa pessima fama. Basta guardare un giornalista televisivo come storce la faccia quando pronuncia la parola “blog”, per scoprire poi che ne ha aperto uno (pieno di banner lampeggianti) dove gioca a fare quell'opinionista che si nasconde sempre nel mezzo busto.E' difficile spiegare a un aspirante giornalista quanto mantenere un blog professionale sia un impegno serio e continuativo, figuriamoci a un ente o a un'azienda o a uno stimato professionista. In genere il sito web viene considerato più che un'opportunità un male necessario da sobbarcarsi a malincuore, deve avere una realizzazione rapida e indolore, coinvolgere il meno possibile le risorse aziendali, ma soprattutto deve costare poco, in tempo e denaro. Un po' come l'abito da cerimonia, quello che si usa nei i grandi eventi tanto per non sfigurare. Il sarto guarda il cliente con occhio critico e gli imbastisce addosso la giacca. Stringi un po' la vita per far apparire più magri, allunga un po' le maniche per slanciare. Alla fine ci si guarda allo specchio e si pensa di fare un figurone, salvo scoprire che tutti quanti hanno l'identico abito. “Perché è un male?” domanda il committente un po' incuriosito convinto sino a quel momento che il sito web fosse una specie di uniforme professionale. L'uniforme da webDurante il ballo (il Web) la bella ragazza (l'utente-cliente-navigatore-dotato di carta di credito e di età elettiva) con chi preferisce ballare il waltzer (consultare il catalogo-accedere all'e-commerce-cercare un contatto per un servizio)?
Ovviamente non con tutti quei signori compassati e con l'identico vestito (intestazione in flash e menu mission-vision-contatti come insegnano nei manuali di webdesign-for-dummies), ma con il ragazzo che pur con il vestito moderno ed elegante (template) è disposto sin dall'inizio a chiacchierare (blog) con lei . E a dimostrare le proprie qualità, senza le logorate formule che tutti usano.A questo punto però il sito non è più qualcosa che viene commissionato e dimenticato su un server web dopo aver stampato l'indirizzo su un biglietto da visita. Bisogna immettere contenuti giornalieri, fare in modo che questi siano interessanti e che dimostrino passione per la propria attività. Che magari lascino intravvedere la capacità di essere innovativi e avere nuove idee nel proprio ambito professionale.“Già, così me le rubano, le idee, quelli della concorrenza.” ribatte il committente.Questa è l'ossessione dell'imprenditore italiano: qualcuno che ti ruba l'idea. Fa tenerezza che resista questa paura in un'epoca dove su quella cosa che si chiama internet, milioni di persone ogni giorno pubblicano idee originali, progetti innovativi, e tutte le volte che pensi di aver pensato qualcosa di geniale basta usare un po' i motori di ricerca per scoprire che qualcuno l'ha già realizzata ci ha fatto i soldi e l'ha già dimenticata per passare ad altro.E' incomprensibile questo terrore da parte di aziende che hanno una storia di successi sul mercato, non solo per le idee, quanto per la loro capacità di metterle in pratica e sul “saper fare” con quella qualità che è il vero patrimonio di un'azienda.
Saper fare e saper spiegareDi solito, con questa straordinaria capacità di “saper fare” va di pari passo una altrettanto straordinaria incapacità di “saper spiegare“ la propria attività. Da questo deriva il tono aziendal-agiografico di molti siti web: non riuscendo a spiegarsi si affidano a qualcuno che per professione fa l'imbonitore e che senza cambiare tono decanta le qualità di una padella come quelle di una società di Information Technology.Un blog aziendale ben fatto rappresenta non solo uno strumento di comunicazione con il cliente, ma anche una manifestazione di forza aziendale e di consapevolezza delle proprie esclusive qualità. Significa mostrare passione per la propria attività e disponibilità al miglioramento attraverso le critiche.“E già, così i miei concorrenti-avversari-oppositori vengono a denigrarmi pubblicamente con i commenti anonimi.” osserva il committente scettico.Mettiti l'anima in pace, ormai con sistemi come Side Wiki ogni parte di una pagina web sarà sempre commentabile indipendentemente dalla volontà di chi l'ha creata.

“Sarà, ma io preferisco un VERO sito web. Qualcosa che mi faccia più alto e slanciato.

Come non detto, bisognerà aspettare la solita moda americana per riproporre il blog aziendale.

Ora che ci penso, Google, quella piccola società dal nome ridicolo, sì quella con il logo tutto colorato, adesso che ci penso: per le sue comunicazioni ufficiali con la stampa usa un blog.