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Scritto da Salvatore Mulliri   
Mercoledì 13 Maggio 2009 16:11
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WordSphere

Nell'autunno del 2014 quando fu lanciata senza troppa pubblicità la versione 1.0 in inglese di WordSphere molti pensarono all'ennesimo aggregatore di notizie alimentato via feed, seppure con un'avanzata interfaccia 3D che gli dava quel certo "appeal" dell'applicazione che ambiva essere comprata da Google. In realtà WorldSphere era molto di più di un semplice aggregatore e gli utenti se ne accorsero presto.

La moda lanciata da GoogleEarth, delle interfacce geografiche tridimensionali aveva portato una ventata di aria fresca e molte applicazioni si erano ben presto adeguate, perciò a nessuno apparve particolarmente rivoluzionaria questa interfaccia che presentava le TagCloud (Nuvole dei Tag) come grandi cartelli ben piazzati nell'area geografica che ne generava i contenuti.
Con un semplice azione del mouse ci si spostava tra le aree geografiche dopo aver selezionato nei menù i criteri della ricerca. Nelle TagCloud, com'era usuale, le etichette più usate nelle pubblicazioni web apparivano più grandi in modo da evidenziare gli argomenti più citati in quell'area locale della Rete. Rivoluzionario era invece l'uso del colore, che sugli stessi tag variava attraverso nella gamma di sfumature tra l'azzurro e il rosso, a mostrare che sotto quel tag c'era una o più pubblicazioni particolarmente visitate e sulle quali gli utenti registrati di WorldSphere avevano espresso un'opinione positiva o negativa.

Era questa la vera innovazione di WorldSphere, la possibilità da parte dell'utente di manifestare la propria opinione su certi elementi pubblicati sul web, nella maggior parte dei casi discorsi di politici o di personaggi pubblici. Grazie all'interfaccia semplice e intuitiva, con un paio di click l'utente poteva rapidamente trovare l'argomento che suscitava il suo interesse e esprimere su di esso la propria opinione. All'inizio furono i content manager della stessa WorldSphere a inserire le notizie, tramite i feed di fonti autorevoli o riportando fedelmente, in un'apposita area di inserimento dati, opinioni, interviste e discorsi raccolti dagli altri media. Quando il sistema fu a regime furono gli utenti stessi a farlo, e la loro pubblicazione avveniva grazie ad un ottimo sistema di discriminazione basato su criteri di punteggio statistico dell'autorevolezza di una fonte: ad esempio se solo una fonte riportava una certa notizia o un'affermazione di un personaggio pubblico, molto probabilmente questa notizia era falsa o quantomeno dubbia perciò da tenere sotto controllo in attesa di conferme o smentite, a meno che questa fonte non avesse un alto punteggio di autorevolezza grazie ai propri trascorsi o alla propria natura (era il personaggio pubblico stesso a lanciare la notizia tramite l'ufficio stampa di WordSphere o tramite un proprio account riconosciuto affidabile). Nel giro di un anno WordSphere divenne uno dei sistemi privilegiati dai politici di lingua inglese per lanciare le proprie campagne e per pubblicizzare le proprie idee.

L'acquisizione di WordSphere da parte della Microsoft servì all'affermazione in tutto il mondo della versione multilingue. Tramite un account Microsoft Passport ogni utente del pianeta tecnicamente poteva lanciare le proprie idee in un ambiente realmente globale e riceverne un feedback su WordSphere direttamente via MSN, anche se nella maggior parte dei casi si accontentava dell'espressione della propria opinione tramite una semplice e anonima scelta tra le due possibilità, positiva e negativa. O di diventare ufficialmente supporter di una causa tramite un'altrettanto semplice scelta (del cosiddetto V-badge inviato da organizzatori o altri supporter) nel proprio profilo di Microsoft Passport.

Ben presto WordSphere fu considerato il sistema più affidabile per misurare la popolarità di un personaggio pubblico, e già nella prima versione del 2014, le CloudTag rosso carminio sull'Inghilterra virtuale di WordSphere condannarono all'oblio il Premier uscente Brown ben un mese prima delle elezioni politiche.